Facoltà umanistiche: chi le ama le insegua
- Valentina Quaranta
- 17 mar
- Tempo di lettura: 8 min
Oggi affrontiamo un tema molto discusso sui social, che merita una riflessione ben più approfondita di quanto spesso si creda.
Ci tengo che voi siate consapevoli della mia assoluta imparzialità di ciò che vi racconterò nelle prossime righe. Studio Lettere e sono un'umanista, lo sono sempre stata. Ma in questo articolo vi porterò dei numeri che non sono fini a se stessi, ma rivelano la paura di chi, come me, ha una passione per la letteratura, ma la reprime sperando in un guadagno migliore domani.
Le facoltà umanistiche vengono continuamente etichettate meno utili e al contempo più semplici rispetto a quelle scientifiche. In questo articolo andremo a capire da dove nasce questa tendenza e perché di fatto, anche gli indirizzi umanistici godono di un grande prestigio.
Tra queste spicca quella che, in modo ironico, viene definita scienza delle merendine, ovvero le Scienze della Comunicazione.
È importante precisare, però, che non esiste una Facoltà specifica che porta questo nome. Infatti la comunicazione non è una disciplina autonoma, ma si manifesta come processo interdisciplinare, appoggiandosi a diversi ambiti accademici.
Può essere materia d’interesse linguistico, letterario o perché no, anche economico e informatico. Dunque, questa non è una disciplina esclusivamente di competenza umanistica.
Risolto questo dubbio collettivo, entriamo nel vivo dell’argomento: perché nel contesto universitario si parla ancora di facoltà di serie A e facoltà di serie B?
Negli ultimi anni è diventato quasi un gioco per gli studenti classificare le facoltà in base alla loro difficoltà e utilità, etichettandole come “più facili” o “più utili” rispetto ad altre.
Questo trend alimenta dibattiti accesi sia online che nella vita reale. È comprensibile che ciascuno sia convinto che il proprio corso di laurea rappresenti la sfida più ardua, in quanto ne coglie in prima persona le difficoltà; però spesso facciamo fatica ad aprire la nostra mente al fatto che ciò che a noi risulta semplice, quasi banale, per qualcun altro non lo è.
Il dubbio permane: perché il primato delle facoltà più facili spetta quasi sempre a una disciplina umanistica? Su quali basi si fonda l’idea che, ad esempio, una laurea in Filosofia sia meno utile rispetto a una in Economia?
Se l'utilità viene misurata esclusivamente in termini di profitto, allora si può essere tentati di preferire determinati percorsi di studi. Non dimentichiamoci che l’università è, prima di tutto, un investimento su noi stessi: ogni forma di sapere può arricchirci come persone e ampliare i nostri orizzonti.
Per questo potremmo, e dovremmo, andare oltre la mera valutazione economica.
Queste credenze popolari, giocano un ruolo importante nella società contemporanea, contribuendo a uno squilibrio nel sistema scolastico. Secondo i rapporti di Alma Laurea, nel 2023 il 54,2% degli studenti che ha compilato il questionario ha scelto la facoltà di Lettere spinto principalmente da un interesse culturale.
Questo dato alimenta la tesi secondo cui i percorsi umanistici sarebbero intrapresi per gioco, perché visti come fini a se stessi e poco orientati alla realtà professionale.
Ciò nonostante, è confortante constatare che, a differenza di altri corsi umanistici, gli studenti di Lettere non sono mossi esclusivamente da motivazioni culturali, ma mostrano anche una spiccata volontà di realizzarsi professionalmente, sia nell'insegnamento sia in altre carriere.
Perché investire su una formazione umanistica?
Le facoltà umanistiche vantano un ventaglio ampio di opportunità professionali che vanno ben oltre l’insegnamento. Sebbene questo sia spesso il percorso più scelto, non è l’unica strada possibile.
L’evoluzione della tecnologia e delle piattaforme mediatiche ha infatti aperto nuove prospettive di carriera: molti giornalisti, opinionisti e presentatori affermati con carriere consolidate provengono da studi umanistici, dimostrando quanto queste competenze siano apprezzate nel mondo dei media.
Non sorprende che, sempre secondo Alma Laurea, nel 2023 solo il 55,3% dei laureati in discipline umanistiche abbia proseguito con una magistrale biennale coerente con il percorso di primo livello, segnando una crescente diversificazione delle scelte professionali.
Tra le diverse carriere possibili, spicca quella nel settore dei media. In particolare, i social media hanno creato opportunità lavorative innovative e dinamiche, rappresentando a tutti gli effetti un’esperienza formativa preziosa per chi aspira a ruoli di prestigio nei media tradizionali, come la televisione e la radio. Anche se non sembra, vi stupirebbe sapere quanti novelli influencer sognano di presentare il Festival di Sanremo.
Le facoltà umanistiche, a differenza di quelle scientifiche, sono essenziali per la formazione di cittadini consapevoli e critici. Discipline come la storia, la filosofia, la letteratura e le lingue arricchiscono la comprensione del passato, e aiutano a interpretare il presente con maggiore consapevolezza per poi compiere scelte più ponderate per il futuro.
In un’epoca dominata dalla velocità dell’informazione e dalla superficialità dei contenuti, si può dire che la capacità di approfondire, contestualizzare e analizzare criticamente rappresenta un valore aggiunto inestimabile.
L'università forma professionisti da un punto di vista teorico, specialmente con le lauree di primo livello, ma spesso tende a trascurare il lato più pratico, elemento chiave per preparare gli studenti all'impatto con il mondo del lavoro per cui di fatto, non esiste un vero e proprio manuale d’istruzione.
Nessun ateneo offre una formazione diretta, riguardante le soft skills, ma le facoltà umanistiche, più di altre, stimolano indirettamente lo sviluppo di tali competenze trasversali.
Nell'ambito degli studi umanistici, gli studenti imparano a comunicare in modo chiaro, a lavorare in team, ad adattarsi a nuove situazioni e a gestire lo stress, mentre le priorità sono diverse per gli indirizzi scientifici.
Le discipline scientifiche e tecniche sono essenziali per l’innovazione e lo sviluppo economico, tuttavia, per eccellere, devono confrontarsi con approcci umanistici in grado di mettere in luce le implicazioni sociali, etiche e culturali delle scoperte tecnologiche.
La comunicazione chiara e persuasiva è la competenza più sottovalutata, ma anche tra le più richieste. A pensarci bene è più che logico: in una campagna pubblicitaria o nella definizione di un nuovo prodotto tecnologico, la giusta strategia comunicativa può essere decisiva. In questo senso possiamo dire che gli studi umanistici rappresentano il ponte che fa dialogare il sapere tecnico con la dimensione umana, contribuendo a sviluppare soluzioni innovative e interdisciplinari.
Ultima, ma non meno importante, è la versatilità degli sbocchi lavorativi offerti. Diversamente dal pensiero comune, molti studenti aspirano a carriere diverse dall’insegnamento o dalla ricerca. Settori come l’editoria, la gestione culturale, il turismo, la traduzione, il giornalismo sono spesso dimenticati da chi giudica queste facoltà. D’altronde anche alcune aree del diritto accolgono i laureati umanistici, apprezzandone la capacità di analisi, la creatività e la padronanza della comunicazione.
L’importanza della cultura e del pensiero critico è sempre più imponente nel mercato del lavoro, dove l’innovazione nasce spesso dall’integrazione tra competenze tecniche e umanistiche.
La Crisi delle Discipline Umanistiche e le prospettive future
Cosa stiamo davvero perdendo? Non si tratta tanto dei laureati, ma del fatto che molti, per cercare una maggiore stabilità economica, scelgono facoltà che garantiscono sbocchi più sicuri. Sono ancora numerosi quelli che “amano la letteratura ma studiano Giurisprudenza per volere del padre”, seguendo la filosofia dei grandi autori incompresi della letteratura italiana.
Appena due anni fa, La Stampa riportava la chiusura ufficiale delle immatricolazioni al corso di Lettere nella città di Alessandria. «Abbiamo pochi studenti ed è uno sforzo enorme tenere aperti due corsi di studio in due città diverse, vista la presenza della stessa facoltà nella vicina Vercelli [...] » ammette il rettore, scegliendo di puntare tutto sulle facoltà scientifiche, che continuano invece, a riscontrare grande successo.
Questa situazione rappresenta una grave sconfitta per la società. La storia, la filosofia e la letteratura gettano le basi per la comprensione del mondo, fornendo la lente attraverso cui sarebbe opportuno interpretare la realtà e stimolare il pensiero critico. Ed è qui che risiede la risposta alla domanda iniziale; per usare le parole della filosofa statunitense Martha Nussbaum: Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica.
La scarsa affluenza è contrastata da misure istituzionali che valorizzano le facoltà umanistiche: borse di studio e investimenti sul diritto allo studio sono solo alcuni esempi.
Le strutture sono vicine alle famiglie meno facoltose, proponendo incentivi economici e corsi di aggiornamenti gratuiti tenuti nello stesso istituto, in linea con le nuove esigenze del mercato. In questo modo gli studenti possono avere un assaggio di ciò che succede al di fuori del mondo accademico in cui sono ancora tutelati e accompagnati.
D’altra parte, è fondamentale rafforzare le reti di collaborazione internazionale e potenziare i legami con il mondo del lavoro. Questi interventi favorirebbero una transizione più agevole e concreta dall'università all'occupazione, offrendo ai laureandi competenze praticabili in contesti professionali diversificati.
STEM e Umanistiche: Competizione o Complementarità?
La rivalità tra le scienze umanistiche e le STEM, Science, Technology, Engineering, Mathematics, nasce alla radice della separazione delle discipline in ambito accademico, nell’eterno scontro: classico contro scientifico. Sono da sempre considerati i due indirizzi superiori più difficili, ma nessuno ha mai prevalso sull’altro, in Università però, è tutto un altro discorso.
Da una parte la mole di studio nettamente superiore, dall’altra concetti più elaborati da comprendere. Una bella sfida.
Nonostante la doppia faccia di ciascun percorso, le facoltà STEM si confermano le più ambite e inclusive. Le donne, infatti, hanno finalmente ritrovato un ruolo di rilievo nel mondo scientifico, mentre per gli uomini è ancora in corso la conquista di una presenza significativa nel campo umanistico, anche se la loro crescente partecipazione è incoraggiante.
Difatti, negli ultimi vent’anni si è registrato un significativo calo delle immatricolazioni nelle aree umanistiche. Studi e rapporti istituzionali autorevoli, come quelli del MIUR e del Censis, rendono chiaro questo decremento che può aggirarsi attorno al 20-30% in alcuni casi, mentre le aree STEM continuano a crescere.
Questo fenomeno non si riconduce solo alla scelta personale in prospettiva di un futuro più stabile, ma entrano in gioco altri fattori che hanno una maggiore area di influenza. Il declino demografico, la crisi economica che colpisce soprattutto i giovani e la pandemia, che ha minato ogni certezza sul futuro, hanno avuto un impatto significativo, penalizzando in particolare le facoltà umanistiche, il cui valore si fonda sulle interazioni umane e sulla condivisione di idee e progetti.
A questo si aggiunge la competitività degli atenei telematici, nati per offrire istruzione flessibile a chi non poteva trasferirsi. Oggi, dopo aver sperimentato la comodità della didattica a distanza e l'efficacia di un insegnamento più mirato, attraggono anche chi è alla ricerca di percorsi meno impegnativi. Questo fenomeno alimenta una percezione negativa delle università tradizionali, in particolare delle facoltà umanistiche, che sono viste come meno strutturate al confronto.
Ma questa idea deve essere confutata. La didattica a distanza ha rivoluzionato il modo di apprendere, dimostrando come la tecnologia possa essere un valido alleato del sistema scolastico, ma d’altra parte nulla può sostituire il contatto diretto, il dibattito e la partecipazione attiva che caratterizzano l’università tradizionale. L’esperienza formativa completa include anche il rapporto diretto con docenti e colleghi, e rimane un fattore insostituibile per lo sviluppo personale e professionale.
Pregiudizi e occupabilità
Le critiche più frequenti sono mosse contro l’indice di occupabilità; sostenendo che i laureati in materie umanistiche trovino più ostile il mercato del lavoro rispetto ai laureati in settori tecnici o scientifici. Questo punto di vista, però, riduce il percorso universitario a una mera formazione professionale, dimenticando che il fine primario della formazione umanistica è quello di arricchire il pensiero critico e di sviluppare una visione ampia e articolata del mondo.
Il fatto che i giovani non trovino facilmente un impiego immediato dopo la laurea non è quindi un problema. La vera questione risiede nella visione limitata che attribuiamo al concetto di “occupabilità”. Le soft skills apprese, sono qualità che il laureato umanistico sviluppa in modo particolare e che vengono sempre più richieste sul mercato del lavoro.
Tiriamo le somme...
Abbiamo parlato del valore delle facoltà umanistiche, esplorando i suoi punti di forza e quelli da potenziare, sottolineando la crescita individuale e sociale che matura in questo settore.
Ma quindi: qual è la facoltà più facile? Quale è la più utile?
La risposta non potrebbe essere più semplice. La facilità di un indirizzo non si misura con il numero di esami o la media accademica dei laureati in corso, ma con la propria attitudine. Non per essere banale, ma l’iconica storia scolastica di Albert Einstein ne è la prova: non c’è niente di più difficile di specializzarsi in un ambito che non ci interessa e per cui non siamo portati.
È vero che quando investiamo nell’università, ci aspettiamo più prima che poi, compenso economico che rispecchi il nostro impegno. Per questo le facoltà umanistiche risultano meno rassicuranti da questo punto di vista: il loro valore non si misura immediatamente su di noi, ma si riflette nelle persone con cui interagiamo e nelle relazioni che costruiamo.
Il compito degli umanisti è quello di diffondere la cultura e mantenere viva la memoria di ciò che siamo stati come Nazione e come genere umano. Attraverso il loro sapere, contribuiscono a plasmare i professionisti del futuro.
Per questo è fondamentale garantire loro una formazione completa, e riconoscere la dignità del ruolo che svolgono nella società.
Non esistono facoltà di serie A e facoltà di serie B. Quindi, se hai un sogno, inseguilo! E chissà, magari ti porta da qualche parte.
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